|
L'omeopatia
negli animali
Rosa Femia
L'animale ha un'anima, come
dice il nome. Quindi ha la sua sofferenza, le sue emozioni e
le sue necessità individuali (ha anche un carattere). L'uomo, nei confronti
degli animali, ha spesso
avuto un atteggiamento di arroganza, talvolta degenerato in una forma di
vero e proprio sfruttamento.
Eppure, il progresso tecnologico ha indotto a sollevare alcune questioni,
relative agli
aspetti etici del primato dell'uomo sulla natura. La bioetica, infatti,
nasce soprattutto con l'intento
di rivedere la posizione dell'uomo nell'ecosistema, in modo che lo sviluppo
della conoscenza
scientifica non sia in contrasto con un miglioramento della qualità della
vita per tutte le specie viventi.
La ricomposizione della frattura esistente tra gli interrogativi umanistici
e le certezze scientifiche
sembra essere il terreno più fertile per l'adeguamento di un modello di
medicina che non
trascuri, anzi privilegi, l'ambiente del quale l'uomo è ospite, insieme agli
altri esseri viventi.
Un modello del genere non può prescindere dalle branche ad esso collegate,
prima fra tutte la
veterinaria. Curare l'animale significa applicare ad esso, per molti versi,
la conoscenza medica che
l'uomo ha elaborato per il mantenimento o il ristabilimento della propria
salute. All'inverso, molta
di questa conoscenza attinge dagli studi sperimentali condotti sull'animale,
estrapolando tali
informazioni sulla comprensione dei fenomeni patologici e farmacologici
umani. Questa procedura
è ritenuta discutibile da alcuni e preziosa da altri. Tra le due posizioni
emerge il contributo
offerto dall'omeopatia, nell'intento di individuare un nuovo modello
sperimentale, che permetta
di coniugare la qualità della salute e della medicina con il rispetto
dell'ambiente. La somministrazione
di un farmaco a scopo sperimentale deve, necessariamente, essere effettuata
sull'uomo, in
quanto è il solo a poter descrivere, volontariamente, le alterazioni anche
minime, indotte dall'assunzione
della sostanza. La conoscenza degli effetti di un farmaco è, quindi, una
condizione intenzionale,
che l'uomo è in grado di mettere a disposizione per la tutela della salute e
la cura delle
malattie, anche di altre specie. Se vogliamo, può essere considerata un atto
di responsabilità,
dovuto al suo primato, che contribuisce al recupero di un equilibrio
ambientale per lo più perduto
a causa delle continue manipolazioni operate sulla natura.
Alcuni ritengono che l'omeopatia abbia una efficacia trascurabile sugli
animali, in quanto nell'uomo
avrebbe essenzialmente un effetto placebo, dovuto alla esiguità delle dosi
impiegate. In
realtà è proprio l'efficacia nelle malattie veterinarie a testimoniare della
validità di questa metodica,
soprattutto nei mammiferi. Dagli animali domestici fino agli allevamenti dei
capi di bestiame
(conigli, bovini, ovini, etc.), l’eco del criterio di similitudine
omeopatico trova conferma del suo
valore, non solo terapeutico, ma anche ecologico. Paradossalmente, è stato
proprio questo principio
a eliminare dal pianeta una delle piaghe millenarie dell'umanità: il vaiolo.
Il vaccino, infatti,
come è chiamato il vaiolo dei bovini, agisce in maniera preventiva sul virus
umano in quanto
gli è simile (non identico). Da qui si vede come l'interdipendenza delle
specie, soprattutto in ambito
medico, offre spunti interessanti che non sono solo scientifici, ma anche
speculativi e teoretici.
Gli animali possono beneficiare in massima parte della metodologia
omeopatica. Un aspetto
interessante della questione è che il veterinario si trova spesso di fronte
a patologie "nude", ossia
prive di quella carica emotiva (talvolta ipocondriaca), che solo la specie
umana è in grado di apportare.
La diagnosi deve essere immediata e così la terapia conseguente. I sintomi
tornano a essere,
pertanto, i mezzi necessari (anche se a volte non del tutto sufficienti) per
interpretare la malattia
nella giusta causa, in modo da legarli a un rimedio appropriato.
Tale procedura è molto sentita in omeopatia, ed è per questo che veterinari
sempre più numerosi
utilizzano, con profitto, il criterio di similitudine. Facciamo un esempio.
La leishmania è un
protozoo che ha la capacità di infettare l'ospite, entrando all'interno
delle cellule di diverse specie
animali (compreso l'uomo). La sua caratteristica, dunque, è la resistenza
che oppone a molti tipi
di farmaci, in quanto la membrana cellulare impedisce che questi si portino
a contatto con il parassita.
Ora, molte specialità medicinali, usate per la terapia antibiotica della
leishmaniosi contengono
un sale, descritto da molto tempo nella farmacologia omeopatica, chiamato
tartrato di antimonio.
Questo sale ha la capacità di indurre, sul volontario sano, un insieme di
sintomi che sono
molto simili a quelli provocati dalla leishmania nell'uomo, con un'azione
omeopatica che può
essere utilizzata anche sull'animale. Ciò si verifica comunemente in
veterinaria, spesso senza sapere
che alla base della terapia contro la leishmania la sostanza più efficace
risulta proprio il farmaco
omeopatico, ossia l'antimonio tartarico.
L'omeopatia degli animali, dunque, è una realtà sulla quale occorre
cominciare a riflettere, soprattutto
nel periodo attuale, così esposto allo squilibrio delle risorse e a quella
che potremmo definire
la polluzione farmacologica dell'ambiente, di cui proprio l'uomo è
l'artefice consapevole.
Indice |
|