|
Monito
diagnostico
Vedremo come il quadro clinico del ragazzo, più allargato nella realtà
individuale, di quanto non sia stato considerato dai medici curanti, avrebbe
potuto deporre verso una diagnosi etiologica definita, in un tempo ancora
adatto alla possibile prevenzione delle complicazioni, in seguito
sopraggiunte. Inoltre, la disquisizione puntigliosa sulla diagnosi
differenziale, che coinvolge due forme patologiche del tutto analoghe (non a
caso definite sindromi) è spuntata dalla mancanza di un quadro clinico
evolutivo, ossia dinamico, che leghi la storia degli ultimi anni, attraverso
punti di unione intermedi, rappresentati dai sintomi. Potremmo definire
questo atteggiamento: "errore storico", in quanto si preferisce intervenire
solo sui singoli disturbi, senza peraltro risolverli. Nella pratica
omeopatica è d'obbligo considerare la sintomatologia intermedia, ancora
essenzialmente funzionale, nella sua dimensione evolutiva. Hahnemann
definisce una condizione di questo tipo nell'ambito della "psora latente"
[1], la cui progressione arriva, nei tempi e modi individuali e
inevitabilmente, a una malattia finalmente conclamata, tanto più evidente,
quanto più si interviene con mezzi palliativi [2].
Descrizione del caso clinico
Un ragazzo di 25 anni viene ammesso in ospedale, a causa dei seguenti
disturbi: asma, danno cardiaco, diarrea e debolezza della mano destra. Era
stato bene fino a due anni prima, quando sviluppò asma. Venne trattato con
broncodilatatori e cortisonici (prednisone, per l'esattezza). Sette mesi
prima del ricovero cominciò un trattamento con montelukast sodico
(antagonista del recettore tipo 1 dei leucotrieni). La dispnea peggiorò e
così si somministrarono ripetute dosi di cortisone. Quattro mesi prima del
ricovero vennero eseguite indagini di laboratorio, che di seguito sono
riportate. Molte settimane prima del ricovero, il ragazzo diminuì la dose di
prednisone, ma non ci sono maggiori informazioni terapeutiche di quel
periodo. Un mese prima del ricovero, egli sviluppò una tosse secca, con
ortopnea, dispnea parossistica e sudorazione notturne, senza alterazione
febbrile documentata. Nello stesso tempo, il paziente ebbe un rash
lievemente pruriginoso, sul dorso di entrambe le mani, che scomparve dopo
pochi giorni.
Ciprofloxacina, claritromicina, albuterolo, salmeterolo, fluticasone
propionato, fluvoxamina, lorazepam e litio furono i farmaci prescritti in
tale occasione. Due mesi prima del ricovero, il ragazzo si svegliò di notte
con un forte dolore alla spalla destra, che irradiava al braccio e al polso,
con parestesia e debolezza della mano destra. Il dolore scomparve subito, ma
persisteva intorpidimento e debolezza nelle prime tre dita della mano, tanto
che non poteva stendere completamente il secondo e terzo dito.
Contemporaneamente manifestò diarrea. Quattro giorni prima del ricovero, il
paziente fu ammesso in un altro ospedale, dove furono evidenziati dei
crepitii a entrambe le basi polmonari. La temperatura era normale. Un esame
delle feci evidenziava sangue occulto. Furono eseguiti altre indagini di
laboratorio, nei quali la funzione epatica risultava normale, ma si
registravano eosinofilia, aumento della conta piastrine (fino al 26%) e
globuli bianchi (fino a 16.000), aumento della ferritina, diminuzione dell'ematocrito
(26), c-ANCA negativi, presenza di fattore reumatoide (1/160). Le
radiografie del torace mostravano cardiomegalia e congestione vascolare dei
polmoni. Una ecocardiografia documentava ipocinesi del ventricolo sinistro,
con una frazione di eiezione del 30%.
Al ricovero si predispone la seguente terapia: furosemide, digoxina,
metilprednisolone e omeprazolo. Montelukast e fluvoxamina vennero sospesi.
Al secondo giorno di ospedale, si trasfondono due unità di sangue, con le
quali l'emoglobina aumenta da 7,7 a 11,7 grammi/dl. Al quarto giorno è
trasferito al Massachusets Hospital.
Il ragazzo vive con i genitori ed è disoccupato, a causa dei suoi disturbi
ossessivo-compulsivi. È allergico a betulla, quercia e polvere. Nelle ultime
settimane aveva perso 5 kg di peso. Temperatura 36,6, polso 82, frequenza
respiratoria 20 e pressione arteriosa 110/80. La saturazione di ossigeno è
del 98% solo quando respira 3 litri di ossigeno al minuto. All'esame
obiettivo si rileva la presenza di un eritema plantare. I polmoni sono
liberi, ad eccezione dei crepitii delle basi. Il sangue occulto nelle feci
è, a questo punto, negativo. Alla visita neurologica: ipotrofia dei muscoli
interossei dorsali della mano destra; la forza muscolare è 4/5 negli
estensori del polso e in tutti i muscoli intrinseci della mano destra;
diminuita sensibilità alla mano destra, con contratture in flessione del
secondo e terzo dito. I riflessi tendinei profondi sono presenti (++) e
simmetrici, con risposte plantari dei flessori Urine normali. ECG: ritmo
sinusale, con frequenza 77, anomalie non specifiche del segmento ST e
dell'onda T. La radiografia del torace mette in evidenza opacità diffuse in
entrambi i polmoni e moderata cardiomegalia, con allargamento del ventricolo
sinistro.
Vengono richiesti gli esami colturali delle feci e delle urine. Continua il
trattamento con furosemide e digoxina, aggiungendo captopril, alprazolam e
prednisone 30 mg/die), con supporto di ossigeno. Il paziente rimane
afebbrile e la diarrea si risolve. Al terzo giorno di ospedale migliora la
dispnea e i polmoni hanno un suono chiaro all'ascoltazione. Lo studio
neurologico mostra multiple neuropatie (da denervazione, mediante la prova
dell'ago, con rinervazione a valle) nei nervi mediano, peroneale e
anterobrachiale laterale cutaneo di destra, senza definite manifestazioni
demielinizzanti o segni di compressione. La TAC, eseguita con mezzo di
contrasto orale, mette in evidenza una moderata cardiomegalia (ventricolo
sinistro) e lieve ispessimento pericardio; minimo aumento numerico dei
linfonodi; un linfonodo paratracheale e uno precarenale di 1,1 cm; diffuse
opacità a vetro smerigliato in entrambi i polmoni; discreto nodulo
subpleurico di 3 mm nel lobo medio destro; atelettasie nel lobo inferiore di
sinistra. Alla ecocardiografia: tracce di rigurgito della mitrale e della
tricuspide; ventricolo sinistro dilatato e diffusamente ipocinetico;
frazione di eiezione ventricolare sinistra del 25%; pressione sistolica
ventricolare destra stimata intorno a 23 mmHg; ventricolo destro
diffusamente ipocinetico, ma non dilatato.
Al quinto giorno di ricovero, l'emocoltura risulta negativa, mentre l'urinocoltura
mostra la presenza di poche colonie di streptococchi non emolitici. Nessun
patogeno nelle feci, né parassiti o uova. Il ragazzo nega il consenso per il
cataterismo cardiaco, la gastroscopia e la broncoscopia. Anzi, insiste per
essere dimesso dall'ospedale.
Discussione sulla diagnosi
differenziale
Come ricorda il dr. Arm, in assenza di biopsia o di una valutazione con
liquido di lavaggio bronchiale (per il rifiuto del paziente), le forme di
infiltrato polmonare con eosinofilia vanno classificate come segue (tra
parentesi si riportano le condizioni non evidenziate nel paziente):
w sindrome di Loeffler, o eosinofilia polmonare semplice (in cui i sintomi
sono minimi);
w polmonite acuta eosinofila (si manifesta con febbre e risponde protamente
ai cortisonici);
w polmonite cronica eosinofila (maggiore incidenza nella V decade di vita,
più frequente nelle donne);
w sindrome di Churg-Strauss;
w sindrome ipereosinofila idiopatica;
w aspergillosi broncopolmonare (con IgE elevate e prick test positivo per
aspergillo);
w granulomatosi broncocentrica (richiede una diagnosi istologica);
w infezione parassitaria (condizione autolimitante nell'adulto:
strongyloides, filaria);
w forma iatrogena (condizione autolimitante)
Il dr. Arm, dunque, limita la diagnosi differenziale alla forma idiopatica e
alla Churg-Strauss. La prima va diagnosticata quando l'eosinofilia, per
valori maggiori di 1500 cellule/ml, è presente da almeno sei mesi, in
assenza di cause accertate. In questo caso non si conosce la durata di tale
alterazione, anche se il paziente lamenta i sintomi respiratori da molto
tempo. Le complicazioni (cardiaca, polmonare, neurologica) possono rientrare
nel quadro della forma idiopatica (tra l'altro, il 20% dei pazienti
manifesta anche diarrea e, a volte, aumento delle IgE). Invece, continua il
dr. Arm, la cardiomiopatia dilatativa e l'asma non sono del tutto
caratteristici di questa forma.
Churg e Strass descrissero la sindrome a loro attribuita nel 1951, su 13
pazienti, che lamentavano asma, febbre, eosinofilia, danno cardiaco e
renale, neuropatia periferica. In tutti i casi, l'asma fu la manifestazione
iniziale. Molti di loro presentavano infiltrati polmonari, sinusite,
ipertensione, danno cardiaco, dolori addominali, con diarrea sanguinolenta e
diverse lesioni cutanee, quali porpora e noduli sottocutanei. Gli autori
descrissero lesioni extravascolari (granulomi, con un core necrotico
eosinofilo, circondato da cellule giganti e macrofagi) e lesioni vascolari,
contenenti eosinofili anche esse. In seguito sono stati considerati gli ANCA
(anticorpi antineutrofili citoplasmatici e perinucleari), in circa la metà
dei casi. La diagnosi, pertanto, è stata: sindrome di Churg-Strauss,
associata a somministrazione di montelukast, concomitante alla sospensione
di cortisone. Il paziente comincia a stare meglio poco dopo la dimissione
dall'ospedale. Sebbene i sintomi neurologici persistono, la funzione
respiratoria migliora notevolmente. Permane il rischio cardiaco, legato alla
cardiomiopatia, ma le sue condizioni rimangono a lungo stabili.
Retentissement omeopatico
Da una nozione diagnostica "di base" occorre arrivare, secondo il modello
patologico dell'omeopatia, a una visione più allargata del quadro clinico,
che leghi la sintomatologia attuale a un possibile nesso causale. Il
disturbo che permane, da due anni, fino al ricovero in ospedale è l'asma. Su
questo punto bisogna soffermarsi, poiché rappresenta l'elemento
discriminante per la comprensione delle complicanze successive. Dunque: due
anni prima del ricovero, il 25nne comincia ad assumere cortisonici e
broncodilatatori. Non riferisce particolari accertamenti diagnostici di quel
periodo, il che sembra piuttosto sconcertante, soprattutto per la scarsa
efficacia della terapia, la quale obbliga l'incolpevole ragazzo ad assumere
un antagonista del recettore dei leucotrieni, il montelukast. Nonostante
questa molecola sia indicata per le forme severe di asma, soprattutto quella
indotta da esposizione all'antigene e da esercizio fisico, la dispnea
peggiora a tal punto da aumentare le dosi di cortisone. Finalmente, 4 mesi
prima del ricovero si comincia a indagare meglio sulla situazione. Risultano
alterate le IgE totali, con valori pari a 1208.
Dati sulla formula leucocitaria non se ne hanno (stranamente), così come per
la conta delle piastrine e dei leucociti (risultano normali, senza valori).
A un certo punto il ragazzo diminuisce la dose di cortisone, fino a
sviluppare, due mesi prima del ricovero: a) un forte dolore alla spalla
destra, irradiato al braccio e al polso, con parestesia e debolezza della
mano; il dolore è talmente forte, da svegliarlo di notte; scompare subito,
ma rimangono la debolezza e la parestesia della mano; b) diarrea; c)
dispnea, ancora presente. Un mese prima del ricovero si riscontrano ancora
tosse secca, dispnea notturna, sudorazione notturna ed esantema al dorso
delle mani, di breve durata.
Si somministrano, a questo punto, due antibiotici, due broncodilatatori, un
antidepressivo, un ansiolitico e il litio. Apprendiamo, infatti, che il
ragazzo soffre di disturbi ossessivo-compulsivi non meglio precisati, tali
da indurlo a firmare le dimissioni volontarie, in seguito, dopo soli cinque
giorni di ricovero. È soprendente rilevare come, almeno nella descrizione
del caso clinico, gli autori abbiano intenzionalmente sorvolato sulla
struttura psichica del soggetto, trascurando alcuni particolari, che
avrebbero potuto essere critici nella scelta terapeutica. Vedremo, infatti,
che una delle alterazioni più significative sia rappresentata dalla
eosinofilia. Molti di noi avrebbero messo in conto la possibilità che un
ragazzo della sua età abbia fatto o facesse uso di sostanze psicotrope.
Quattro giorni prima del ricovero, comunque, si osservano i seguenti
elementi:
w crepitii in entrambi le basi polmonari;
w sangue occulto nelle feci;
w temperatura nella norma;
w ematocrito 27%, leucociti 13.300, eosinofili 26, piastrine 466.000,
transaminasi GOT e GPT alterate;
w cardiiomegalia e congestione vascolare polmonare (Rx);
w ipocinesi ventricolo sinistro (eco);
w pressione parziale di O2 63; pressione parziale di CO2 30 e pH 7,52.
Al momento del ricovero, possiamo rimanere davvero sgomenti, per l'aumento
considerevole dei neutrofili (94% di 12.800), che diminuiscono solo al 5°
giorno (69%) e la linfopenia marcata (3%). Gli eosinofili, che poi
guideranno la diagnosi, praticamente scompaiono, per riapparire magicamente
al 5° giorno niente meno che all'8%. Dovremmo chiederci: la diagnosi di
ipereosinofilia (idiopatica o Churg-Strauss che sia) non dovrebbe essere
formulata per valori pari o superiori a 1.500/ml? Gli altri dati, sui quali
si sorvola, sono: ferritina 489 e tempo di tromboplastina parziale 20,9.
Infine, assistiamo a un aumento del fattore reumatoide (1/160) e delle
catene k di IgG (la mancanza della immunofissazione sembra imperdonabile).
In presenza di una diagnosi "in emergenza", si predispone una terapia
sintomatica, a base di diuretico, digitale e cortisone, sospendendo
montelukast e antidepressivo. Finalmente, apprendiamo che:
w l'emoglobina bassa obbliga a due sacche di trasfusione;
w il ragazzo ha perso 5 kg di peso nelle ultime settimane;
w è allergico a betulla, quercia e polvere;
è presente un eritema plantare;
w si negativizza il sangue occulto nelle feci;
w concomita una neuropatia da denervazione della mano destra;
w si conferma la cardiomegalia sinistra e si evidenziano opacità diffuse a
entrambi i polmoni.
Infine: il ragazzo scappa dall'ospedale, negandosi al cateterismo, alla
gastroduodenoscopia e al lavaggio bronchiale (che cosa avrebbe fatto, un
altro al suo posto, con i suoi disturbi ossessivo-compulsivi?). La cosa
sorprendente della questione è che il paziente sopravvive, nonostante il
rischio cardiaco. Non solo, addirittura migliora con la dispnea e rimane
stabile per lungo tempo.
Prigionia di una diagnosi
Quand le cimes de notre ciel se rejoindront, ma maison aura un toit (Paul
Eluard, Dignes de vivre, ed Julliard, 1941: 115). L'asma non può essere
considerata una condizione patologica indipendente. Tale la considera la
medicina, quando prescrive solo il farmaco palliativo, il quale, pur
necessario, risulta insufficiente a instaurare un vero e proprio processo di
guarigione. In questo modo si rimane prigionieri dei sintomi, pur avendo a
disposizione una gran mole di informazioni sui possibili nessi causali. Di
conseguenza, dovremmo affrontare alcune questioni di fondo, che riguardano
direttamente il caso clinico in oggetto. Proviamo a schematizzarle, nella
prima fase clinica, o dell'asma pura: a) il ragazzo soffre di allergia alla
polvere (la cui insorgenza dovrebbe essere anteriore alla sintomatologia
degli ultimi due anni); b) pur non avendo elementi anamnestici, è molto
probabile che non abbia sempre goduto di ottima salute, dal momento che l'atopia
viene citata dai medici curanti come una predisposizione alla malattia
attuale.
In questa fase mancano del tutto gli agganci causali. Qualunque relazione
possa esistere tra l'asma e un eventuale fattore etiologico, si preferisce
intervenire solo con cortisonici e broncodilatatori. Dove sono i sintomi
ossessivo-compulsivi? Che ruolo assumono, questi ultimi, nella comprensione
del quadro complessivo? Non è molto tempo che alcuni autori si sono
interrogati sulla potenziale influenza di una infezione nella insorgenza di
asma bronchiale. Sotto questo aspetto, la chlamydia pneumoniae è considerata
uno dei candidati ideali, come dimostra uno studio condotto su 106 bambini.
Oltre l'asma, le altre conseguenze dell'infezione sono molto simili a quelle
del malcapitato 25nne: ipereosinofilia e aumento delle IgE [3]. Altra
condizione analoga è rappresentata, anche se in età diversa, dalla polmonite
dovuta a chlamydia trachomatis nei bambini di 2-3 mesi di vita, per contagio
materno nel canale da parto. I sintomi si manifestano con tosse pertussoide
ed eosinofilia, senza febbre [4]. Tale infezione, alla nascita, è in grado
di indurre anche sintomi di epatite [5]. Considerazioni molto simili sono
state fatte a proposito della chlamydia pneumoniae, in uno studio condotto
su 115 infanti, alcuni dei quali svilupparono una polmonite interstiziale
pertussoide ipereosinofila [6].
Nel 1985 furono riportate importanti documentazioni relative alla presenza
di mycoplasma pneumoniae nei bambini con eosinofilia e tosse asmatiforme
[7]. Pur se rara, può insorgere anche una effusione pleurica [8]. Tra le
conseguenze di una infezione da mycoplasma sono state osservate anche le
manifestazioni cutanee, soprattutto di tipo eritematoso, associate ad
eosinofilia [9], come evidenziato nel caso clinico del ragazzo. Due donne di
24 e 39 anni, con bronchiolite acuta da mycoplasma pneumoniae, presentarono
tosse e febbre per molto tempo, accompagnate ad aumento delle IgG e degli
eosinofili [10]. Nella sindrome di Loeffler, caratterizzata da infiltrati
polmonari ed eosinofilia del sangue, che può arrivare fino al 70% dei
leucociti, sono stati descritti diversi agenti patogeni, come eventuali
nessi causali: miceti (aspergillo), ascaridi, strongyloides, schistosoma e,
ancora, mycoplasma pneumoniae [11].
Sindrome di Churg-Strauss, o
del fallimento diagnostico
Si arriva, dunque, alla necessità di un ricovero e ciò riflette l'immagine
del fallimento. Non è una disillusione di poco conto, poiché rappresenta
l'emblema di un ragionamento diagnostico mozzato. Il medico ha il dovere
morale (etico, deontologico, interiore) di dare un nesso causale a una
diagnosi attuale. A volte non si riesce, ma il dovere di percorre qualsiasi
strada possibile rimane. Con la prima fase clinica, il ragazzo avrebbe
dovuto ricevere il conforto di una comprensione diagnostica che non c'è
stata. Eppure, il nesso con una infezione innescante da mycoplasma
pneumoniae è convincente, tanto da poter essere risolutore.
Una terapia antibiotica avrebbe potuto, una volta accertato il nesso,
arrestare il processo evolutivo della malattia. La domanda che ci si pone, a
questo punto della riflessione, è: con quali accertamenti avremmo potuto
individuare l'innesco infettivo? La consuetudine di oltre oceano, tutti lo
sanno, è data dal reperimento in situ del batterio (di qualsiasi batterio si
tratti), dimenticando, purtroppo, che lo stimolo antigenico è una condizione
ancora sufficiente, ma non deterministica per lo sviluppo dei sintomi.
Ossia: l'individuo deve essere immunogeneticamente attrezzato, per dare una
risposta infiammatoria allo stimolo stesso. la risoluzione del quesito,
pertanto, dovrebbe essere la seguente: occorre verificare la risposta, prima
ancora che lo stimolo. Ciò significa titolazione degli anticorpi, IgG e IgM,
i quali riflettono l'attivazione dei linfociti. Purtroppo, però, la
determinazione delle risposte sierologiche non è ancora considerata
affidabile, pur basandosi, buona parte della letteratura, proprio su questo
aspetto della ricerca. Il 25nne, pertanto avrebbe avuto beneficio
diagnostico dalla titolazione di anti-mycoplasma pneumoniae e anti-chlamydia
pneumoniae.
L'intervento, a questo punto, avrebbe potuto essere antibiotico (causale
sullo stimolo) e/o omeopatico specifico (causale sulla risposta). Nel caso
di un titolo anti-mycoplasma avremmo utilizzato il mercurius solubilis,
mentre nel caso di chlamydia pneumoniae (o trachomatis) lo specifico sarebbe
stato l'acido nitrico. L'obiettivo omeopatico sarebbe stato la
negativizzazione delle rispettive risposte, che avrebbe diminuito molto, se
non azzerato, il rischio di una complicazione immuno-mediata, come in
effetti si è verificato. Siamo ancora in una fase di psora latente, come
direbbe lo stesso Hahnemann, quando parla di frequenti attacchi di asma,
insieme ai sintomi allergici, che non sono stati, purtroppo sufficientemente
spiegati (probabilmente: rinite, congiuntivite). Sotto questo aspetto, nelle
Malattie Croniche, Hahnemann cita: raffreddore cronico o continuo, o catarro
(non appartengono a questa categoria le febbri da raffreddamento... che
colpiscono in maniera epidemica); oppure: ostruzione di entrambe le narici.
La scelta di un farmaco anti-psorico (nel caso del mycoplasma, preceduto dal
mercurio solubile) può essere risolutiva, in quanto lega la sintomatologia
asmatica alla malattia psorica di base. In un momento successivo, invece. La
sintomatologia si aggrava e tende a coinvolgere l'organismo in modo
sistemico, con un meccanismo immuno-mediato a impronta vascolare.
Ipereosinofilia, o della
incomprensione patogenetica
Il cassetto, le cassapanche, gli armadi (Bachelard, in: La poetica dello
spazio, p. 99 e seguenti): in fondo l'omeopatia è nascosta proprio lì.
Svelarla si può…occorre togliere il velo che la ricopre. La metafora ha
senso compiuto, quando mostra la sua utilità. Arriviamo alla seconda fase
clinica, o dell'asma complicata: a) insorge il dolore al braccio, la
parestesia e, quindi, la neuropatia; b) si dimostra un forte incremento
delle IgE (finalmente); c) compare la diarrea, peraltro con sangue occulto;
d) dopo un mese si evidenzia tosse secca, sudorazione notturna, dispnea
notturna, esantema al dorso delle mani.
A questo punto, gli antibiotici (addirittura due: ciprofloxacina e
claritromicina) non hanno effetto. Né potrebbero averne, visto che ormai il
meccanismo patogenetico non risente più dello stimolo in quanto tale, ma si
autoalimenta con un processo tipicamente immunopatologico. Perché? La
risposta, forse potremmo trovarla nell'interessante questito che
recentemente si sono posti un gruppo di ricercatori francesi: Idiopathic
chronic eosinophilic pneumonia and asthma: how do they influence each other?
[12]. In altri termini: cosa esprime un aumento di eosinofili, nella
sintomatologia asmatica? Secondo alcuni autori, l'asma con ipereosinofilia
rappresenterebbe un segnale di maggiore gravità, rispetto a una forma con
formula leucocitaria nella norma. Ciò confermerebbe le ipotesi di Hahnemann,
circa un maggiore coinvolgimento e approfondimento della malattia psorica,
quando afferma (a proposito della forma secondaria di psora): in caso di
sangue dal retto, ebollizione di sangue nel corpo e respiro corto; diarrea
che si ripete per parecchi giorni; tosse secca; tosse frequente di notte;
respiro breve; attacchi di soffocamento, soprattutto dopo mezzanotte; dolore
come un peso, alle spalle; intorpidimento della pelle, o dei muscoli, in
alcune zone, o degli arti; le singole dita, o le mani, o i piedi, sembrano
come morti; sudore quotidiano, la mattina presto, fino quasi a grondare;
attacchi di debolezza paralizzante e paralisi debilitante di un braccio, di
una mano, di una gamba, senza dolore; eruzioni sporadiche... soprattutto
alle dita e altre parti, con prurito.
Anche la diarrea sarebbe l'espressione di un disturbo immunitario di tutte
le mucose, nel quale l'eosinofilia esprimerebbe il disordine allergico
(mimetismo molecolare), mediato dalle risposte Th2 [13]. I linfociti
gamma/delta, nei pazienti con eosinofilia, dermatite e aumento delle IgE,
rivestono un ruolo fondamentale nella regolazione positiva dei Th2,
facilitando il rilascio di IL-5 e IL-4, dalle quali, in ultima analisi,
dipendono molti sintomi [14]. È stato dimostrato, con eleganti modelli
sperimentali, che l'infiammazione allergica delle vie aeree è T dipendente e
che l'aumento di eosinofili richiede l'intervento dei linfociti gamma/delta
[15]. La diarrea, che compare in corso di sindrome da ipereosinofilia, è
correlata, pertanto alla attivazione di tali linfociti intraepiteliali [16].
Quale terapia, a questo punto? Una terapia omeopatica avrebbe potuto
utilizzare solo un antipsorico, scelto sulla base del criterio di
similitudine nell'insieme dei sintomi. Un antipsorico, infatti, non è un
farmaco omeopatico e basta. È molto di più, poiché lega la sintomatologia
attuale al decorso clinico, ossia alla storia della malattia psorica, la
quale non comincia, evidentemente, con la dispnea del ragazzo o con
l'allergia alla polvere. In un bel lavoro, svolto da un gruppo di
ricercatori indiani, si è fatta una interessante mediazione tra il ruolo
della streptochinasi e l'eosinofilia che insorge in corso di spondilite
anchilosante [17]. Tale mediazione rappresenta, a nostro avviso, l'essenza
dell'impianto psorico, nella malattia cronica. Su questo argomento,comunque,
dovremo tornare in maniera più esauriente.
Trasposizione di un
ragionamento diagnostico
Trasporre è mettere attraverso, come l'evento finale, che si compie nella
proiezione patologica del caso clinico in questione. Si verifica
l'imponderabile, l'imprevisto. Il malato scappa con la sua malattia
e…praticamente guarisce! La spinta alla fuga, forse, è anch'essa patologica,
perché condizionata dal disturbo ossessivo-compulsivo. Sarebbe stato
interessante approfondire l'argomento. Non sappiamo da quanto tempo, con
quali conseguenze, insieme a quali altri disturbi. Sappiamo solo che gli
antidepressivi e gli ansiolitici erano consueti e familiari, al ragazzo.
Molto più di recente, ben altro epilogo ha il caso di un ragazzo giapponese
di 23 anni, che si presenta, ansimando, a un ospedale di Tokyo con tosse e
dispnea da sforzo, dopo essere stato dimesso da un altro nosocomio, con
diagnosi di asma bronchiale e conseguente terapia a base di steroidi e
teofillina, peraltro inefficace. Un primo esame di laboratorio rivela una
marcata eosinofilia, mentre la radiografia del torace evidenzia piccole
opacità nodulari, diffuse a entrambi i polmoni. La spirometria mostra una
riduzione ventilatoria ostruttiva e restrittiva, per la quale la capacità
vitale forzata non migliora con l'inalazione dei broncodilatatori. Ciò
scoraggia, evidentemente, la diagnosi di asma. Il lavaggio bronchiale, l'eosinofilia
e la biopsia polmonare toracoscopia confermano l'ipotesi di una "bronchiolite
eosinofilica" [18].
La sindrome di Churg-Strauss richiede, preferibilmente, la presenza di ANCA
(anticorpi anti-neutrofili). In un lavoro condotto su 91 pazienti, che
rientravano negli schemi di classificazione abituale della sindrome, ben 74
risultavano positivi agli ANCA [19]. La diagnosi corrente, per il ragazzo in
fuga, sembra, sotto questo aspetto, piuttosto allarmante. E una eventuale
terapia omeopatica, una volta che il paziente arriva alla cardiomegalia,
all'insufficienza respiratoria, alla diarrea e alla neuropatia? Molto
difficile, senza dubbio, soprattutto perché il viraggio dalla fase latente
della psora, alla forma conclamata, si è compiuto ormai da tempo.
Interessante, dal nostro punto di vista, sarebbe stata, comunque, la ricerca
di una risposta anti-nervo (gangliosidi, galactocerebrosidi), in modo da
impostare, nel caso, una terapia specifica. Purtroppo, però, possiamo fare
solo delle illazioni.©
Indice |